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ⓘ Musica dellOlocausto. La musica dellOlocausto fu composta nei ghetti, nei campi di concentramento, negli accampamenti dei partigiani, tra i rifugiati o in cland ..



                                     

ⓘ Musica dellOlocausto

La musica dellOlocausto fu composta nei ghetti, nei campi di concentramento, negli accampamenti dei partigiani, tra i rifugiati o in clandestinità, come un modo per esprimere i contrastanti sentimenti di dolore e sgomento, rivolta e speranza delle vittime di fronte alle persecuzioni politiche e razziali messe in atto dalla Germania nazista e dai suoi alleati, tra il 1933 e il 1945. Dopo la fine della seconda guerra mondiale la musica è diventata uno strumento della memoria per i superstiti dellOlocausto le generazioni successive, in una lunga serie di opere musicali ispirate allOlocausto.

                                     

1. Introduzione

Molti musicisti e compositori furono coinvolti nellOlocausto a causa della loro appartenenza "razziale" o in conseguenze delle loro idee politiche e del loro orientamento sessuale. La musica stessa divenne terreno di scontro, facendosi il nazismo promotore di un proprio distintivo stile musicale che bollava come "arte degenerata" il jazz, la dissonanza e ogni tendenza musicale anti-conformista. Le basi teoriche delle teorie naziste sulla musica furono fornite dal saggio di Richard Wagner, "Il giudaismo nella musica" Das Judentum in der Musik apparso sulla rivista Neue Zeitschrift für Musik il 3 e 6 settembre 1850 in cui il celeberrimo compositore contrapponeva la musica "tedesca" a quella "ebraica".

I musicisti perseguitati reagirono usando la loro arte come una forma di resistenza spirituale e uno strumento di denuncia delloppressione. Già negli anni Trenta si materializza una strenua opposizione da parte di musicisti tedeschi nei campi di concentramento nazisti o dalle terre desilio, come nel caso di Hanns Eisler e Kurt Weill. La loro protesta presto coinvolse anche musicisti di altri paesi. Il compositore inglese Michael Tippett 1905-1997, un pacifista impegnato, concepì loratorio A Child of Our Time dopo aver appreso del pogrom della Kristallnacht Night of Broken Glass del novembre 1938 in Germania e Austria. Desideroso di comunicare un messaggio universale di tolleranza, Tippett ha tuttavia omesso qualsiasi riferimento specifico agli eventi contemporanei nel suo libretto. La composizione, ispirata ai compositori dellepoca barocca Bach e Handel e agli spirituals afroamericani, fu completata nel 1941 ed eseguita per la prima volta a Londra nel marzo del 1944.

Negli Stati Uniti degli anni 40 tra i numerosi rifugiati ci sono famosi musicisti e direttori dorchestra europei, fuggiti per motivi politici o razziali, da Arthur Rubinstein a Mario Castelnuovo-Tedesco, da Erich Itor Kahn a Vittorio Rieti. Essi non mancarono di farsi portavoce delle sofferenze delle milioni di vittime dellOlocausto ed a incitare la lotta di liberazione antifascista. Il 31 gennaio 1944 un adattamento dellInno delle Nazioni di Giuseppe Verdi ad opera di Arturo Toscanini fu radiotrasmesso con voce solista del tenore ebreo americano Jan Peerce.

Non tutti i compositori si trovarono nella condizione di poter far sentire liberamente la propria voce. Per gli artisti vissuti in clandestinità sotto loccupazione nazista come Joseph Beer in Francia, o Guido Alberto Fano in Italia, la produzione musicale si svolge nellansia continua dellarresto e della deportazione; la loro arte si preserva solo grazie al supporto e alla complicità di amici ed estimatori.

Anche nei ghetti e nei campi di internamento la musica continua tenacemente a esistere. Cè una musica "ufficiale", che i prigionieri sono costretti a eseguire nelle orchestre e nelle bande che le autorità naziste costituiscono anche nei campi di concentramento e di sterminio. Ad essa si contrappone la musica clandestina dei deportati, i canti di protesta. Nei ghetti proseguono fin quando è loro possibile lattività di composizione ed esecuzione delle loro opere o di opere di repertorio. I bambini di Terezín trovano in Brundibar di Hans Krása lespressione collettiva dei loro sentimenti di rivolta e resistenza al male. Il Requiem di Verdi diventa un canto di speranza nellimminente giudizio.

Coscienti dellimportanza della loro testimonianza per le generazioni future, i compositori si preoccupano di lasciare le loro opere in nascondigli di fortuna, quando anche per loro giunga il momento della deportazione finale nei campi di sterminio o di lavoro coatto. Ci si affida altrimenti alla memoria dei superstiti, come Aleksander Kulisiewicz o David Botwinik, che permetterà nel dopoguerra di ricostruire molti dei brani perduti.

Dopo la liberazione la musica diviene strumento di memoria e di compianto di fronte alla tragedia vissuta. Già nel 1947 appaiono composizioni originali, come Un sopravvissuto a Varsavia di Arnold Schönberg, mentre David Botwinik raccoglie dalla memoria orale i numerosi canti dei deportati.

Il tema dellOlocausto penetra ben presto anche nella musica popolare. Woody Guthrie è negli Stati Uniti il primo cantautore a comporre una canzone ispirata ai campi di concentramento.

Gli anni sessanta, settanta e ottanta, ripropongono con ancora maggiore enfasi il binomio tra composizioni classiche e popolari. Da un lato, sulla line aperta da Arnold Schönberg abbiamo famosi compositori come Dmitrij Šostakovič, Luigi Nono, Krzysztof Penderecki, e Henryk Górecki. Dallaltro, troviamo cantautori di successo attraverso i quali le nuove generazioni si appropriano della memoria dellOlocausto, vedendo in esso loccasione di una riflessione più generale sui temi della pace e della tolleranza tra i popoli. Così è per Bob Dylan, Captain Beefheart e Leonard Cohen in Nord America, e Francesco Guccini e Jean Ferrat in Europa.

La musica da sempre gioca un ruolo importante nei film sullOlocausto. Negli anni novanta John Williams e Nicola Piovani, compositori delle colonne sonore di due tra i celeberrimi film dedicati al soggetto, sono entrambi premiati con il premio Oscar.

Anche agli inizi del nuovo millennio, lOlocausto continua ad essere fonte di ispirazione per brano musicali sia da parte di musicisti classici come Krzysztof Penderecki, Howard Goodall e Carl Davis sia nella musica popolare Francesco De Gregori, Franco Battiato.

                                     

1.1. Introduzione La ricerca musicologica

Accanto allattività di composizione di nuovi brani ispirati alla shoah, si sviluppa sin dai primi anni del dopoguerra la ricerca musicologica volta alla preservazione e allesecuzione della musica composta al tempo delle persecuzioni. Vi si dedicano allinizio alcuni musicisti superstiti dellOlocausto, come Aleksander Kulisiewicz o David Botwinik, i quali si affidano alle loro memorie personali e intervistano altri sopravvissuti. Si giunge così alla redazione delle prime raccolte, alcune delle quali vengono già pubblicate alla fine degli anni quaranta.

Gli archivi degli Istituti di ricerca, in particolare Yad Vashem e lo United States Holocaust Memorial Museum., preservano oggi ampie raccolte musicali. Al tema sono dedicati siti specializzati, primo fra tutti Music and the Holocaust. Dalla fine degli Novanta si formano anche i primi gruppi di musicisti e i primi festival specializzati nellesecuzione di questo repertorio, come lensemble Music of Remembrance, fondato nel 1998 a Seattle da Mina Miller, o il Festival Viktor Ullmann, promosso da Davide Casali a Trieste dal 2014.

                                     

2. Musica e Olocausto in Italia

Allinizio del Novecento, i molti musicisti e compositori italiani di origine ebraica erano perfettamente integrati nella vita musicale italiana. Niente cambiò inizialmente con lavvento del fascismo. Gli ebrei italiani, come il resto della popolazione italiana, si divisero tra fascisti e antifascisti senza alcuna particolare distinzione. Per i più le leggi razziali fasciste del 1938 furono un trauma inatteso che improvvisamente e "inspiegabilmente" li isolava in un mondo nel quale fino a qual momento non avevano conosciuto alcuna forma di discriminazione.

Alcuni scelsero con grande sofferenza individuale la strada dellesilio: Mario Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti negli Stati Uniti, Renzo Massarani in Brasile. Anche Ferdinando Liuzzi emigrò negli Stati Uniti, ma malato di cancro rientrò a Firenze per morirvi nel 1940.

Leone Sinigaglia e Alberto Franchetti erano già anziani Franchetti morirà nel 1942. Per coloro che erano ancora nel pieno delle loro attività, rimanere in Italia significò adattarsi ad un vita precaria, dove era impedito loro di lavorare, insegnare, eseguire le loro composizioni. È il caso di Guido Alberto Fano e Alberto Gentili, che perdono il posto di insegnante rispettivamente al conservatorio di Milano e allUniversità di Torino. Vittore Veneziani, direttore dal 1921 del coro della Scala di Milano, è costretto alle dimissioni, per assumere la direzione del coro nella sinagoga di Milano. La promettente carriera pianistica del giovane Mario Finzi è stroncata sul nascere. Come forma estrema di protesta Angelo Fortunato Formiggini, editore di molti volumi di critica musicale, si suicida gettandosi dalla torre del Duomo di Modena.

Il peggio doveva ancora venire. Con linizio delle deportazioni dopo l8 settembre 1943, cominciò anche per gli ebrei italiani la drammatica lotta per la sopravvivenza. Leone Sinigaglia evitò la deportazione ma solo perché morì colpito da infarto al momento dellarresto. Mario Finzi e il librario musicale Renato Levi perirono ad Auschwitz. Cesare Ferraresi e il cantante lirico Emilio Jani conobbero lesperienza dei campi di concentramento. Vittore Veneziani fuggì in Svizzera. Guido Alberto Fano sopravvisse con la famiglia nascosto prima a Fossombrone e quindi ad Assisi, mentre Alberto Gentili riuscì a sfuggire ai nazi-fascisti nascondendosi in Val d’Aosta.

Tra i non ebrei Alfredo Casella, pur legato al regime fascista, visse il dramma personale di dover proteggere la moglie e la figlia ebree. Il baritono Titta Ruffo conobbe invece larresto per le sue idee socialiste. Il tenore Nicola Ugo Stame, direttamente coinvolto nella Resistenza, fu nel 1944 tra le vittime dellEccidio delle Fosse Ardeatine. Dal suo esilio americano Arturo Toscanini divenne uno dei simboli internazionali della resistenza italiana al nazifascismo; il suo primo impegno di ritorno alla Scala nel 1945 sarà quello di reintegrare Vittore Veneziani nel suo ruolo di direttore del Coro del teatro.

La memoria dellOlocausto ha ispirato nel dopoguerra anche in Italia celebri composizioni di musicisti come Luigi Nono e Nicola Piovani, nonché di cantautori come Francesco Guccini, Francesco De Gregori e Franco Battiato. In particolare da quando è stato istituito il Giorno della memoria nel 2000, si sono moltiplicate le manifestazioni che vedono al loro centro lesecuzione di brani musicali composti al tempo dellOlocausto o in sua memoria.

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