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ⓘ Dino Philipson è stato un avvocato, imprenditore e politico italiano. Dal 1919 al 1924 fu deputato del Regno dItalia, per due Legislature. Dopo la caduta del fa ..


                                     

ⓘ Dino Philipson

Dino Philipson è stato un avvocato, imprenditore e politico italiano. Dal 1919 al 1924 fu deputato del Regno dItalia, per due Legislature. Dopo la caduta del fascismo, nel febbraio 1944 divenne Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio del Governo Badoglio I. Dopo la seconda guerra mondiale fu deputato alla Consulta Nazionale.

                                     

1.1. Biografia Le origini

Dino Philipson nasce in una influente famiglia di origine ebraica: il padre è il commendator Edoardo, ingegnere ferroviario, pupillo del Ministro Ubaldino Peruzzi e amico delleconomista italo-francese Vilfredo Pareto. La madre invece proviene da una famiglia di origine portoghese, si chiama Jeanne Sophie Rodrigues Pereire ed è figlia del banchiere francese Isaac, uno dei Fratelli Pereire, tra i più importanti banchieri transalpini del XIX secolo.

Prima della guerra ottiene due lauree, una in giurisprudenza e una in scienze sociali e in seguito esercita la professione di avvocato. Partecipa anche alla prima guerra mondiale col grado di Tenente o di Capitano di fanteria, rimanendo sul Piave per "un anno di seguito". Questo gli varrà la Croce al merito di guerra ed altre importanti onorificenze. Come il padre Edoardo, anchegli è affiliato alla massoneria fiorentina e, come lui, è dignitario massone.

Poco dopo la fine della guerra, accompagna il deputato repubblicano Eugenio Chiesa in un viaggio a Parigi in qualità di suo segretario.

                                     

1.2. Biografia Lelezione a deputato

Nel 1919 viene eletto presidente onorario della sezione pistoiese della Associazione nazionale combattenti. Nel novembre dello stesso anno compare come candidato alle elezioni politiche in una lista chiamata Concentrazione Liberale, nota anche come Fascio Patriottico Nazionale. Lo schieramento viene sostenuto da un periodico, il Corriere di Pistoia, fondato dallo stesso Philipson, il quale cesserà le pubblicazioni alla fine delle elezioni. Dino si presenta nel collegio di Pistoia-Firenze, e viene eletto deputato.

Oltre a essere un politico, il Philipson è anche un ricco proprietario terriero: tra il 1919 e il 1922, dopo essere stato eletto, dirige una azienda agricola insieme alla famiglia. Nel 1920 diventa una figura-chiave del primo fascismo pistoiese, quello "squadrista, rurale e agrario". Oltre a svolgere operazioni squadristiche, svolge anche lattività di dirigente, tra Pistoia e Firenze, fornendo anche "assistenza morale e materiale" e finanziaria ai fascisti della sua città.

Lintenzione di Philipson è quella di utilizzare le squadre fasciste in funzione anti-socialista e anti-popolare, per sedare le varie rivolte operaie e contadine che hanno luogo in quel particolare momento storico, oggi conosciuto come biennio rosso. Nel maggio 1921 si candida nuovamente alle elezioni politiche: dopo avere ingaggiato come guardia del corpo personale lo squadrista Bruno Frullini, membro del Fascio Fiorentino di Combattimento, riesce a farsi eleggere nuovamente, questa volta con i Blocchi Nazionali.

Nel marzo-aprile 1922 partecipa alla fondazione dell Unione Democratica Pistoiese, un partito filonazionalista e anti-socialista guidato da notabili e agrari - di cui diventerà anche presidente - con cui cerca di "sottrarre i ceti benestanti al fascismo ortodosso" per riportarli al liberalismo. Sebbene abbia comunicato di volersi riavvicinare ufficialmente ai liberali, continua tuttavia a rimanere in contatto con Mussolini.

                                     

1.3. Biografia Il Philipson antifascista

Nel settembre 1922, poco prima della Marcia su Roma 28-30 ottobre, il periodico pistoiese LAzione Fascista polemizza apertamente con i liberali locali, prendendo le distanze dagli stessi, quindi anche da Philipson. Nonostante ciò, nei giorni della Marcia, Dino parteciperà personalmente a una serie di delicate trattative politiche intavolate al fine di portare Mussolini ad assumere la carica di Presidente del Consiglio. Dopodiché, però, inizierà a staccarsi progressivamente dal fascismo.

I rapporti tra Philipson e il PnF iniziano a farsi sempre più tesi. Egli ha ufficialmente la tessera, ma la sua fedeltà allideologia liberale confligge evidentemente con quella dei fascisti più ortodossi. Il distacco definitivo dal partito avviene nel 1923, quando Philipson viene addirittura espulso dal partito. Nel momento del delitto Matteotti, che sfiorerà il suo conterraneo e amico Tullio Benedetti Dino non è già più deputato, dal momento che la XXVI Legislatura si è conclusa nel gennaio 1924.

Il suo distacco definitivo dalla vita politica del paese avverrà proprio in seguito allomicidio del deputato socialista. Ad aggravare ancora di più la sua posizione nei confronti del fascismo contribuirà anche il suo coinvolgimento nellattentato a Mussolini, organizzato dal deputato social-unitario Tito Zaniboni e dal generale Luigi Capello nel novembre 1925. Lavvenimento in questione farà crescere ulteriormente la sua fama di anti-fascista.

Nel 1926 frequenterà a lungo Parigi. Non lo farà però da fuoriuscito: lo farà probabilmente per cercare di rimanere in contatto diretto con i vari esponenti anti-fascisti fuggiti dopo listituzione della dittatura, sfruttando forse anche il fatto di essere il nipote di Isaac Rodrigues Pereire, che era stato uno dei banchieri più potenti della storia di Francia. Proprio nel periodo parigino, dopo un diverbio con un uomo di Regime, tal Varvaro, Dino viene sfidato in un duello alla sciabola. Duello da cui uscirà sconfitto il fascista.



                                     

1.4. Biografia Il confino

Philipson trascorre gli anni 30 confermando, ed anzi accentuando le sue intenzioni anti-fasciste, anche talvolta con atteggiamenti plateali, che lo portano persino a prendersi beffa delle alte cariche dello stato fascista, addirittura anche di Mussolini. Per questo motivo viene costantemente vigilato. Alla fine del 1938, poco dopo la promulgazione delle leggi razziali fasciste, dopo ripetute segnalazioni da parte della Prefettura di Firenze per lattività svolta contro il Regime, viene mandato al confino per cinque anni alle isole Tremiti.

La condanna viene erogata dalla Commissione provinciale per lammonizione e il confino di Firenze, presieduta paradossalmente da quel Giuseppe Salvatore De Santis che Dino ritroverà qualche anno dopo accanto a lui - anche se per pochi giorni - come sottosegretario nel primo governo Badoglio. Uno dei motivi che convincono la commissione a mandarlo al confino è la sua costante polemica contro le leggi razziali e contro gli accordi di Monaco tra Italia e Germania, da lui attuata sovente anche in pubblico.

Larresto avviene il 14 ottobre 1938. La permanenza forzata alle Tremiti gli causerà non pochi problemi, sia fisici, sia mentali. Essi vengono accentuati dal fatto che egli respinge la vicinanza degli altri detenuti, per la maggior parte legati allanti-fascismo di stampo socialista e comunista. Questo perché Philipson, benché legato ancora agli ideali liberali, ha pur sempre un passato da squadrista. Solo al terzo anno di confino, nel settembre 1941, gli verrà concesso il trasferimento a Sala Consilina.

Poco dopo però viene trasferito di nuovo, questa volta nel campo di concentramento di Istonio, la attuale Vasto. Nel marzo 1942 si trova invece a Pescopagano e, in seguito, viene trasferito a Eboli. Quello di Eboli però sarà una specie di confino dorato, visto che avrà la possibilità di stabilirsi in una delle più belle case del paese salernitano e potrà godere persino dellassistenza di una domestica del posto. Nel giugno 1943 sarà trasferito infine a Lanciano.

                                     

1.5. Biografia Sottosegretario nel governo Badoglio

Alla caduta del fascismo si trasferisce a Brindisi, dove nel febbraio 1944 assume lincarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel primo governo Badoglio. Tuttavia, nel momento della sua nomina a sottosegretario, come era accaduto del resto anche ad altri suoi colleghi con un passato nel fascismo, Philipson viene indagato dagli anglo-americani, i quali probabilmente non lo ritengono adatto per un ruolo così importante. Gli viene contestato soprattutto il fatto di essere stato tra i fascisti della prima ora.

Per cercare di rimettere le cose a posto dovrà intervenire una sua congiunta, Violet Hoffnung, 1ª Baronessa de Goldsmid e da Palmeira, la quale il 24 febbraio 1944, sfruttando il fatto di essere figlia del Baronetto Sir Julian Goldsmid, che dal 1866 al 1896 era stato membro della Camera dei comuni, invierà un lungo messaggio informale al Segretario di Stato per gli Affari Esteri inglese, Anthony Eden, per garantire sullaffidabilità del nipote. Il quale, infatti, dopo di ciò, potrà continuare ad esercitare le funzioni di sottosegretario.

Alla fine della seconda guerra mondiale, dal 1945 al 1946 Philipson sarà deputato alla Consulta Nazionale e, grazie ad un Decreto legislativo presidenziale, avrà diritto anche alla medaglia commemorativa della Consulta.

Muore il 16 ottobre 1972 a Pistoia, alletà di 83 anni.

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